Pure chest è cosa ‘e niente?
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Autore:Marco Antonio Giorgio. Email:Ottavianesi@gmail.com |
Non è mica semplice mettere nero su bianco le sensazioni che provi nel vedere una simile opera in una deposito di ferramenta. Non è mica semplice ascoltare un racconto che sembra inventato tanto è brutale nella sua crudezza, nella sua insensibilità, nella sua inciviltà.
Non è mica semplice restare indifferenti davanti alle ferite inferte da una pala meccanica a 2000 anni di storia. “Cosa ‘e niente” diceva Eduardo in una sua commedia. “Tanto sono pietre, solo pietre, sciocchezze.” aggiungo.

Capitello ritrovato nei pressi di palazzo Albertini
Cosa vuoi che sia un capitello di marmo bianco largo come una colonna del tempio di Hera a Paestum ma infinitamente più bello e decorato? Cosa vuoi che sia averlo ritrovato durante la costruzione delle scuole elementari di Piazzolla di Nola (Palazzo Albertini) ad un tiro di schioppo dal centro di Ottaviano?
Sarà precipitato dallo spazio come un meteorite insieme ai resti della colonna buttati in discarica o piuttosto una parte di una spettacolare villa romana? Forse per questo la soprintendenza archeologica non ha posto i vincoli?
Forse i racconti su quelle tante statue a grandezza naturale, tutte in marmo bianco, ritrovate durante lo scavo e sparite per sempre aldilà dell’oceano sono esagerazioni? O forse le statue sono anch’esse capitate li per caso dallo spazio come meteoriti?
Eppure in questa nostra città ovunque ti giri ci sono tracce di antiche vestigia condannate all’oblio. E’ come se una mano invisibile indicasse i posti in cui scavare (una scuola, un’autostrada, una cava, un maneggio, etc). E’ come se il nostro passato, con forza, pretendesse di tornare al presente ad indicarci il futuro. Ma ecco l’altra mano, quella dell’ignoranza, dell’interesse misero e immediato, della superficialità, che immediatamente distrugge, nasconde, saccheggia. Il paradiso del nostro passato l’inferno dei giorni nostri.
Mo pure sto capitello è cosa ‘e niente?
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Si tratta di un capitello composito, costituito da un kalathos corinzio, con una sola corona di foglie d’acanto (raro), perchè genaralmente sono due, ma privo di caulicoli, calici, elici e volute, a cui si sovrappone un capitello ionico a quattro facce e terminante superiormente con un abaco di nuovo corinzio, ossia non quadrato come nei capitelli dorici e ionici, ma con i lati incurvati e modanati, decorati al centro dal fiore dell’abaco. Negli spazi rimasti liberi tra le foglie della seconda corona vengono introdotti dei viticci terminanti in spirali con rosette “viticci fioriti”. Spesso il canale delle volute è decorato da una fronda vegetale.
Il tipo è un’invenzione romana, elaborata nella prima età augustea e inizialmente dovette rappresentare solo una delle tante varianti che vennnero proposte nel momento di formazione dell’arte decorativa romana. Nacque probabilmente dalla tradizione dei capitelli ionici italici a quattro facce, alcuni dei quali presentavano collarini decorati con foglie d’acanto che richiamavano le corone del capiello corinzio.
Come nel caso del capitello corinzio, il capitello composito può presentarsi “figurato” o a “foglie lisce” o nel tipo “asiatico”. Lo schema compositivo poteva presentare delle varianti, come ad esempio la parte superiore del kalathos rivestita da baccellature (capitello composito “con kalathos baccellato”).
Per l’esatta datazione dovrei effettuare uno studio più approfondito, confrontando il reperto con altri capitelli romani.
Cordialmente
Dott. Carmine Mocerino
Spett. Dott. Mocerino, secondo lei, può appartenere ad una villa o addirittura ad un tempio?
Sig. Enzo, c’è bisogno di effettuare uno studio preliminare, una ricognizione approfondita ed un saggio archeologico per vedere se il reperto fa parte di una struttura religiosa o privata. Cosa molto ardua, perchè la speculazione edilizia ha cancellato le tracce del passato; per farvi capire, il reperto è decontestualizzato, io non so come e quando sia giunto a noi moderni questo capitello. Se voi ottavianesi o piazzollesi avete altro materiale documentario sulla storia e sull’antica geografia dell’area in questione, tanto di guadagnato, e vediamo cosa posso racimolare per una ricerca più approfondita. In più, il possessore del reperto per legge, aveva il diritto di comunicare il ritrovamento alle autorità competenti, carabinieri, soprintendenza e sindaco del paese. Quindi lo scrivente non sa nulla di più, ha fatto come lei ha letto in sopraimpressione, la descrizione tecnica ed archeologica del reperto.
Dall’incontro tenutosi ieri nell’ufficio della Sovrintendenza Speciale di Napoli -Pompei con la responsabile dott. Caterina Cicirelli ed altri Archeologi è stato deciso di effettuare un’ulteriore visita ai siti ottavianesi e di effettuare un nuovo Saggio che sara’ deciso al momento.La difesa del territorio e in modo particolare della salute e conoscere la nostra storia attraverso l’archeologia sono le priorita’ del Comitato Civico di Ottaviano e grazie al grandissimo impegno e professionalita’ di Marco, anche di Ottavianesi.it
Questa mattina ho avuto l’ok per i saggi da parte dei Carabinieri del gruppo Tutela per effettuare i saggi in localita’ Albertini. Grazie al Prof. Antonio De Simone due Universita’ sono interessate, manca solo l’ultimo tassello, Comune di Nola e sovrintendenza Speciale di Napoli e Pompei.
Giustamente manca la firma; Gennaro Barbato
Il 30 novembre 2011 ore 18:00 sala dei medaglioni palazzo vescovile museo diocesano di nola via s. felice nola presentazione del libro di Angelo Amato De Serpis “Il giorno senza domani”una storia del vesuvio di 4000 anni fa.
Visto che il territorio di Nola e’ molto vasto, e, giustamente, l’amministrazione comunale non riesce a seguire tutte le problematiche locali, perche’ non ridare localita’ Albertini al Comune di Ottaviano ? sicuramente in passato faceva parte di Ottaviano e credo che agli stessi abitanti di quel luogo gli faccia tantissimo piacere. Gennaro Barbato